Un'immersione nell'ordinario, un deliberato rifiuto di chiarire i contesti che mostrano le relazioni tra gli oggetti e gli eventi e di trovare un qualsiasi modello. Un'insistenza sulla qualità casuale dell'esperienza, sul fatto che ogni cosa può essere ed è separata e unita da ogni altra e da tutte le altre.
10.9.12
25.8.12
Il segreto
I poeti realvisceralisti Arturo Belano e Ulises Lima immobili a guardarla
Il segreto (...) è però un simulacro del segreto, un segreto che ha perso la sua essenza e che opera modulato in due forme: il segreto ludico, che incanta, che genera entusiasmo ed il segreto che impone un fallimento, un disincanto (...).
Il segreto simulacro non richiede di essere svelato; il segreto si mantiene sempre nell'indeterminazione. Perché l'indeterminazione è vita mentre la determinazione è la morte. Tutto quello che si territorializza, che si fissa, muore. Ad esempio, Cesarèa Tinajero ne I Detective Selvaggi muore poco dopo essere stata trovata. Trovare è uguale a morire. Tutto quello che viene trovato o svelato, muore o è già morto (...).
Ormai non serve più cercare per trovare il significato, perché cercare non ha senso. Può aver senso solamente l'attraversamento, la fuga permanente. Per questo il detective istiga alla ricerca e alla fuga. Entrambi infatti si relazionano con il vitalismo. Belano, Lima, Amalfitano, Arcimboli sono i grandi fuggitivi che la sua narrativa ci propone. Scappano, ma cercano anche incessantemente, il che rende indeterminato ciò che si sta cercando o da cui si sta fuggendo. Senza fuga non c'è ricerca e senza ricerca non c'è fuga: questi sono i grandi punti di forza dei suoi testi.
Patricia Espinosa
20.8.12
Vaghe cose ignote
Di quell'hidalgo di citrina e secca
pelle e d'eroico affanno si ritiene
che, in perpetua vigilia d'avventura,
non sia mai uscito dalla biblioteca.
La cronaca precisa che racconta
imprese e tragicomiche bravate
fu sognata da lui, non da Cervantes,
e altro non è che cronaca di sogni.
Uguale è la mia sorte. Anch'io ho sepolto
qualcosa d'essenziale e inestinguibile
in quella biblioteca del passato
dove lessi la storia dell'hidalgo.
Volta le lente pagine un bambino
e grave sogna vaghe cose ignote.
Lectores - Jorge Luis Borges
17.7.12
Credo
Credo nel potere che ha l’immaginazione di plasmare il mondo, di liberare la verità dentro di noi, di cacciare la notte, di trascendere la morte, di incantare le autostrade, di propiziarci gli uccelli, di assicurarsi la fiducia dei folli.
Credo nelle mie ossessioni, nella bellezza degli scontri d’auto, nella pace delle foreste sommerse, negli orgasmi delle spiagge deserte, nell’eleganza dei cimiteri di automobili, nel mistero dei parcheggi multipiano, nella poesia degli hotel abbandonati.
Credo nelle rampe in disuso di Wake Island, che puntano verso il Pacifico della nostra immaginazione. Credo nel fascino misterioso di Margaret Thatcher, nella curva delle sue narici e nella lucentezza del suo labbro inferiore; nella malinconia dei coscritti argentini feriti; nei sorrisi tormentati del personale delle stazioni di rifornimento; nel mio sogno che Margaret Thatcher sia accarezzata da un giovane soldato argentino in un motel dimenticato, sorvegliato da un benzinaio tubercolotico.
Credo nella bellezza di tutte le donne, nella perfidia della loro immaginazione che mi sfiora il cuore; nell’unione dei loro corpi disillusi con le illusorie sbarre cromate dei banconi dei supermarket; nella loro calda tolleranza per le mie perversioni.
Credo nella morte del domani, nell’esaurirsi del tempo, nella nostra ricerca di un tempo nuovo, nei sorrisi di cameriere di autostrada e negli occhi stanchi dei controllori di volo in aeroporti fuori stagione.
Credo negli organi genitali degli uomini e delle donne importanti, nelle posture di Ronald Reagan, di Margaret Thatcher e della principessa Diana, negli odori dolciastri emessi dalle loro labbra mentre fissano le telecamere di tutto il mondo.
Credo nella pazzia, nella verità dell’inesplicabile, nel buon senso delle pietre, nella follia dei fiori, nel morbo conservato per la razza umana dagli astronauti di Apollo.
Credo nel nulla. Credo in Max Ernst, Delvaux, Dalì, Tiziano, Goya, Leonardo, Vermeer, De Chirico, Magritte, Redon, Dürer, Tanguy, Facteur Cheval, torri di Watts, Böcklin, Francis Bacon e in tutti gli artisti invisibili rinchiusi nei manicomi del pianeta.
Credo nell’impossibilità dell’esistenza, nell’umorismo delle montagne, nell’assurdità dell’elettromagnetismo, nella farsa della geometria, nella crudeltà dell’aritmetica, negli intenti omicidi della logica.
Credo nelle donne adolescenti, nel potere di corruzione della postura delle loro gambe, nella purezza dei loro corpi scompigliati, nelle tracce delle loro pudenda lasciate nei bagni di motel malandati.
Credo nei voli, nell’eleganza dell’ala e nella bellezza di ogni cosa che abbia mai volato, nella pietra lanciata da un bambino che porta via con sé la saggezza di statisti e ostetriche.
Credo nella gentilezza del bisturi, nella geometria senza limiti dello schermo cinematografico, nell’universo nascosto nei supermarket, nella solitudine del sole, nella loquacità dei pianeti, nella nostra ripetitività, nell’inesistenza dell’universo e nella noia dell’atomo.
Credo nella luce emessa dai videoregistratori nelle vetrine dei grandi magazzini, nell’intuito messianico delle griglie del radiatore delle automobili esposte, nell’eleganza delle macchie d’olio sulle gondole dei 747 parcheggiati sulle piste catramate dell’aeroporto.
Credo nella non-esistenza del passato, nella morte del futuro e nelle infinite possibilità del presente. Credo nello sconvolgimento dei sensi in Rimbaud, William Burroughs, Huysmans, Genet, Celine, Swift, Defoe, Carroll, Coleridge, Kafka.
Credo nei progettisti delle piramidi, dell’Empire State Building, del Führerbunker di Berlino, delle rampe di lancio di Wake Island.
Credo negli odori corporali della principessa Diana.Credo nei prossimi cinque minuti. Credo nella storia dei miei piedi.Credo nell’emicrania, nella noia dei pomeriggi, nella paura dei calendari, nella perfidia degli orologi.Credo nell’ansia, nella psicosi, nella disperazione.
Credo nelle perversioni, nelle infatuazioni per alberi, principesse, primi ministri, stazioni di rifornimento in disuso (più belle del Taj Mahal), nuvole e uccelli.
Credo nella morte delle emozioni e nel trionfo dell’immaginazione.
Credo in Tokyo, Benidorm, La Grande Motte, Wake Island, Eniwetok, Dealey Plaza.
Credo in Tokyo, Benidorm, La Grande Motte, Wake Island, Eniwetok, Dealey Plaza.
Credo nell’alcolismo, nelle malattie veneree, nella febbre e nell’esaurimento.
Credo nel dolore.
Credo nella disperazione. Credo in tutti i bambini.
Credo nelle mappe, nei diagrammi, nei codici, negli scacchi, nei puzzle, negli orari aerei, nelle segnalazioni d’aeroporto.
Credo a tutti i pretesti.
Credo a tutte le ragioni.
Credo a tutte le allucinazioni.
Credo a tutta la rabbia.
Credo a tutte le mitologie, ricordi, bugie, fantasie, evasioni.
Credo nel mistero e nella malinconia di una mano, nella gentilezza degli alberi, nella saggezza della luce.
James Graham Ballard
8.7.12
Everybody talking at the same time
Kafka aveva compreso che i viaggi, il sesso e i libri sono strade che non portano da nessuna parte, e che tuttavia sono strade dove bisogna incamminarsi e perdersi per ritrovarsi di nuovo o per incontrare qualcosa, quello che sia, un libro, un gesto, un oggetto perduto, qualunque cosa, forse un metodo se si ha fortuna: il nuovo, quello che da sempre è stato lì.
19.5.12
Ricordati di esser pícaro
Nel giro di due minuti, o anche meno, aveva già dimenticato tutti i suoi guai. Non che i suoi guai fossero meno pesanti o amari di quelli d'un adulto, ma un nuovo e prepotente interesse li alleggerì, togliendoglieli dalla testa, per il momento; proprio come le sfortune degli uomini vengono dimenticate nell'eccitazione d'una nuova impresa. Il nuovo interesse era una apprezzata novità nel fischiare, che aveva appena imparato da un negro, e non vedeva l'ora di provarla indisturbato. Consisteva in uno speciale cinguettìo, una specie di liquido gorgheggio, prodotto toccando con la lingua il palato a brevi intervalli, nel bel mezzo della musica. Il lettore, se è stato bambino, forse ricorda come si fa. In breve, una diligente applicazione gli diede padronanza della cosa, e così si mise a camminare giù per lo stradone con la bocca piena di armonia e l'animo pieno di gratitudine. Si sentiva più o meno come un astronomo che ha scoperto un nuovo pianeta. Non c'è dubbio, per quel che riguarda il piacere, che tutto il vantaggio va al bambino, non all'astronomo.
Mark Twain - Le Avventure di Tom Sawyer
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